Saturday, 21 March 2009

Giorno di non ordinaria libertà

Un giorno in cui ci si sente liberi, e curiosi.
Una bella giornata. Un libro da terminare. La voglia di curiosare nella vita reale.
Niente di meglio, quindi, lasciare l'automobile a poltrire nel parcheggio faticosamente trovato la sera precedente.
Oggi immersione nel sociale, prendendo i mezzi pubblici.

Un tempo, appena presa la patente di guida, l'auto era una sensazione di libertà; oggi è una gabbia e te ne accorgi fermo al semaforo.
[mai una pubblicità di auto che ci raffigura nel traffico! Solo in deserti spazi...]
Ti guardi attorno e vedi i tuoi simili, soli nel proprio abitacolo.
In verità nessuno sembra veramente solo.
Anzi si fa di tutto per non rimanerci.
E così c'è chi "parla da solo", ma probabilmente ha un bluetooth e si intrattiene al telefono; chi litiga col partner, chi ride con l'amica commentando l'ultima conquista, chi anticipa la giornata lavorativa impartendo ordini al suo staff.
[e se parlessero invece da soli? Potrebbe essere una finzione, chi lo sa?]
Poi ci sono quelli che scrivono SMS, nascondendosi alla vista dei vigili, e non accorgendosi del verde che scatta.
Ancora, ci sono quelli che cantano, ascoltando alla radio una hit.
Quelli silenziosi, che rimuginano sui loro pensieri.
[che lavoro di merda che mi aspetta oggi!]
Io oggi non voglio osservare questo universo.
Voglio "sporcarmi le scarpe", scendendo in mezzo alla gente; quella che sceglie il "mezzo pubblico".
Quella che sfida puzze, mani morte, contatti con corpi sconosciuti, profumi...
Il popolo del mezzo pubblico.

Ricerca del biglietto.
Passeggiata fino alla stazione della metro più adeguata.
Discesa nell'underground in scala mobile.
Binario di attesa.
Musicaccia in background fornita dalla società che gestisce il servizio.
Ingresso in un vagone, al solito, zeppo di gente, ma almeno più accessibile.
Non si può scegliere la "postazione" più adatta; ci si adatta in quel buco ricavato tra quella massa stipata.
[il popolo della quarta potenza del mondo! Che si crede meglio dell'India...]

[non cambia mai nulla; è da anni che i mezzi pubblici sono stracolmi.
Ci torni ad intervalli regolari ed è sempre tutto fottutamente uguale!
]
Ecco: impossibile leggere in quella condizione...
Quelle 20 pagine che mi mancano per archiviare il libro e passare al successivo...attenderanno.

E allora, lasciamo alla curiosità il sopravvento.
Osservazione di questa popolazione di romani; scanning in cerca di informazioni...negli attori involontari di questo convoglio.

Un gruppo, numeroso, chiassoso, di studenti in trasferta; diretti, forse, ad un museo, o all'Auditorium.
Liceali calati verso il centro dalla periferia, lontani anni luce dall'evento cui andranno ad assistere, ma contenti della ghiotta occasione di non stare chiusi in un'aula scolastica.
I maschi, trasandatissimi, vestiti tutti uguali, omologati, firmati.
Le femmine, vestite come 10 anni fa i loro coetanei a Londra; generose pance offerte allo sguardo da piccoli top; ampi fianchi trabordanti da jeans bassi...cewngum rumorosamente e volgarmente masticati.

Non si capisce di cosa parlano; futili argomenti, ammesso che di tale categoria si possa parlare.
Di certo si capisce l'orientamento, quando la suoneria di un cellulare intona una marcia militare (della Brigata Sassari, dicono).
Incredile.
A quell'età ascoltare quella roba.
Sono già vecchi.
[e poi dicono che basta essere hit e hunc "giovani"...]
Riposto nel mio giaccone, Il Manifesto, "quotidiano comunista".
In altri tempi si doveva nascondere, per evitare di finire all'obitorio o in traumatologia.
Almeno, allora, sapevano di che si trattava.
Di questi tempi, invece, questi ignorano cosa esso rappresenti.
Dunque sono tranquillo.
[sono finiti gli anni di piombo? No semplicemente è iniziata l'era dell'ignoranza]
Le femmine che parlano di trasmissioni televisi idiote...e non è meno peggio di ascoltare la marcia militare.
Basta, hanno descritto tutto, di loro.
Il destino è già scritto nei loro comportamenti.

Rivolgiamo altrove lo sguardo, in cerca di elementi più interessanti, di spunti più antropologicamente eccitanti.

C'è anche, e non sono pochi, chi legge libri.
[quelli che leggono i giornali distribuiti gratis, nemmeno li considero lettori]
Sono soprattutto donne, anzi ragazze.
L'ho sempre detto che sono meglio dei maschi. O meglio, quelle libere lo sono...non quelle succubi della logica che considera liberazione il solo fatto di emulare il comportamento maschile.

Poi lei, libro in mano, con i suoi bei riccioli biondi, elegante nella sua semplicità, carina, attenta solo al suo "La solitudine dei numeri primi".
Si alza, si appresta a scendere.
Scopro anche lei lettrice de Il Manifesto.
Ci riconosciamo. Ci sorridiamo, ma con moderazione, non ostentatamente.
Un handshaking di riconoscimento, di appartenza allo stesso gruppo antropologico e culturale.

Grande elemento di novità, di modernità: schermi LCD che proiettano immagini.
Pubblicità, immagini cose assolutamente improbabili. Inutili.
Oroscopo...che tempo fa..."stiamo lavorando per voi"...
[Tecnologia che non aggiunge assolutamente niente. Anzi.]
Come assente da quel contesto, giro, vago tra tutte le anime di questa città caotica, carpire i loro pensieri, studiare comportamenti.
C'è tanto da imparare nel guardarsi intorno.
E c'è tanto da capire in un semplice viaggio in metropolitana.

Come gli angeli di Wenders in giro a Berlino tra la gente, si rubano i pensieri della gente dalle loro espressioni. Si annotano i loro pensieri profondi, privati.
Il preoccupato. L'assente.
Il finto lettore, con le sue sbirciatine alle cosce di fronte, troppo vistosamente generosamente mostrate.
Il guardone incallito, che vi rivolge il suo sguardo vorace e predatore, proprio per essere riconosciuto come maschio in cerca di sesso.
[un sesso da consumare come trasmissione televisiva, senza arricchimento, ma solo per proprio soddisfacimento. Tanto per non farlo da soli...]
E' raro, rarissimo, scoprire visi felici.
Come è rarissima l'interazione tra sconosciuti.
[Estraneità. E' il termine esatto.]
Tutte le persone con intelligenza superiore a quella televisiva, e con tendenza alla sottostima dovrebbero farlo.
Guardarsi intorno e scoprire di amarsi di più, apprezzando le diversità dalla massa.

Ogni Sindaco delle grandi metropoli dovrebbe confondersi tra la gente e girare in anonimo per tastare il polso alla città.
Altro che convegni, dibattiti...
Ma non lo fanno. Ecco perchè le cose non cambiano mai...
Le cose di tutti i giorni sono sempre uguali, inefficienti nella sostanza.

Di lì a poco, fuori dal sotterraneo, un Papa che passa in una città paralizzata dal traffico; auto bloccate da ore per favorirgli il transito. Eccolo.
Macchine di scorta, vetri oscurati, scorta da capo di stato, polizia, carabinieri...
Il "pastore" transita tra i suoi fedeli, difeso e inaccessibile alla vista, tra gli imprigionati coatti nelle loro auto.
[e tra di esse SUV, jeep, caravan...]
[Chissà se immagina le bestemmie che gli rivolgono quelli fermi da ore e costretti a recuperare il ritardo con ore di straordinario...]
Ma torniamo nel sotterraneo...indietro nel tempo...
E' passata la stazione Termini, il convoglio si svuota ed assume dimensione più umana.
Uscito il gruppo degli scatenati, piomba finalmente il silenzio, rotto solo dai rumori prodotti dalla fisica pura di un convoglio che si sposta in un tunnel sotto terra.

E' il momento di riappropriarsi degli spazi, scegliere il posto a sedere, aprire il libro e leggere.
Dedicarci solo a noi.
Le ultime 20 pagine.
Di un bel libro.


Il cielo sopra Berlino, Wim Wenders, 1987

Saturday, 14 March 2009

Gran Torino

Bello, bellissimo.
Premiatevi, andando a vedere questo film...


Gran Torino, Clint Eastwood

Sunday, 1 March 2009

Impressioni e cose impresse

Ospedali. Conati di vomito. Sangue. Sangue dal naso, dalla bocca.
Cannule, conficcate nel profondo della laringe. Iniezioni. Vene che scoppiano.
Tubi, tubicini, flebo. Letti di corsia.
Aule bianche cosparse di bianchi camici.Diagnosi. Telefonate urgenti al
cellulare. Corse in aereo, in macchina. Autobus macchiati del tuo
sangue. Notti passate a stringerti la mano.
Disperazione.Sofferenza.
Dolore.
E' finita, ora, la sofferenza.
Ora riposi, in uno sperduto paese vicino alla città delle tue passioni.
Davanti ad una stupenda vallata. Riposi, in un cumulo di cenere contenuto
in una casseruola di rame. Il tuo nome stampigliato sopra, una data.
Ma io ti ho vicina nelle cose belle vissute. Nelle cose belle e nelle
cose brutte, che anche queste diventano belle.
Ti porto con me, dentro. Sempre ed ovunque.
Nel ricordo di quel Tennesse Williams che abbiamo costruito insieme.
Nel rivedere le tue fatiche su mymovies.
Nel rimettere a posto le tue cose fra le mie. Le tue foto di teatro.
Nel pensare a quelle nipoti che ti hanno fatto a vivere molto più a lungo,
molto di più di quello che la scienza ufficiale diceva.
Ora ti so felice.
Ora sono felice di scrivere di te.
E questo è il mio ricordo più importante, più frequente.
Ti scrivo, qui.
Rimane tutto qui, rimane impresso.
E' il mio corner.

Ciao, mamma.
Anzi, "nonna Anna".