Monday, 13 April 2009

Cinema corner: consiglio #3 - A l'interieur

C'è chi fa cinema rappresentando appositamente stronzate.
C'è chi lo fa ripetendo sempre le stesse cose, pedissequamente, per ammiccare ad un pubblico culturalmente decerebrato.
C'è chi genera film "alimentari", solo ed unicamente per mangiare e svolgere un lavoro più "comodo" che fare il minatore nel Sulcis.
Per me, quel genere di cinema è morto, evito di vederlo.
Mi interessa quello che si occupa di descrivere l'evoluzione di situazioni insostenibili, con modelli atipici.
Mi interessa l'ingegneria cinematografica, o Teoria dei Modelli di Sceneggiatura.
C'è chi si sforza di "osare" applicando modelli alle rappresentazioni, andando oltre, rappresentando l'irrapresentabile, il "sacro". E il costo di tali scelte è non fare business, non essere distribuiti, non prendere premi, passare nel dimenticatoio, transitando solo tra le elites. E siccome è un piacere, a mio parere, far parte di elites, cito questo film.
E affido ad Internet il ruolo di divulgazione e di memoria storica, facendo transitare informazioni sul bello che è stato prodotto, ma che non è a portata di mano, che va scovato.
Non parlo della trama: la rete ne è piena zeppa di recensioni che si limitano al riassunto.
E' un film che dopo la visione lascia sicuramente un senso di disgusto. Ma unito alla piacevolezza di aver assistito a qualcosa di bello, al di là dello shock visivo. Sicuramente è ancora più traumatico visto dal punto di vista femminile, mettendo in scena un "parto" tra i più violenti che sia stato mai rappresentato. Un parto che, al contrario di quanto generalmente succede, è una nuova morte, e non una nuova vita.
E' il cinema di chi grida il proprio disagio dello status quo, e vuole colpire estremamente lo spettatore, per svegliarlo dal sonno della tranquillità.
Il nuovo cinema francese, oggi rinato nel genere classificato come "horror", va in una direzione molto interessante (al contrario di quello italiano), superando in genialità quello orientale, bastion host di chi apprezza tale genere. E' un modello di rappresentazione del cinema politico, del dissenso.

I critici "professionisti", blaterano su ettolitri di sangue, sulle "esagerazioni" e così dicendo, scandalizzandosi delle immagini estremamente cruente e mettendo in guardia il pubblico sulla crudezza della rappresentazione.
Ma, al di là del facile commento sulla violenza, il film è prettamente politico.
La genialità sta nell'affrontare il discorso "Sicurezza", costante quotidiana dei paesi capitalistici che produce profonde diseguaglianze sociali, da incanalare e controllare (Kubrick fa scuola in Arancia Meccanica...). Giornali, media, spingono all'incertezza quotidiana. Programmi TV come "Chi l'ha visto" servono per ingenerare quel senso di paura diffusa, incanalando l'ansia non nel rifiuto del modello che produce la violenza, ma nella pura difesa dall'altro, visto come il solo responsabile dell'odio. E quest'altro è quiello che "no sta all'interno", chi contesta il modello sociale, provoca turbamento, disordini; è peggio del mattatore con le cesoie.

Siamo protetti tra le mura delle nostre case, all'interno di porte blindate. Siamo protetti all'interno di un corpo umano. Siamo all'interno di un ordine costituito, protetti da Polizia e Leggi. Siamo all'interno di un rapporto di coppia. Siamo protetti da un lavoro stabile. Siamo all'interno di noi stessi, delle nostre angosce, chiusi nelle problematiche di corto raggio: un rapporto d'amore che non va, il sesso che non va, la solitudine. Siamo sicuri all'interno dell'abitacolo della nostra automobile, la nostra seconda casa, mobile. L'interno di un qualcosa, l'involucro.
Il pericolo, quello "mostrato" dal Potere, quello da cui bisogna guardarsi, è costituito dai disordini di piazza (le banlieue, i no-global, i "massimalisti", i "terroristi"...), dagli esterni al nostro mondo, dagli extracomunitari, dagli estremisti, dagli Others. L'uomo comune viene indotto a preoccuparsi solo dell'immaginario televisivo rappresentato. Mai ci viene in mente che un evento del tutto casuale, di cui noi siamo stati la causa, l'elemento scatenante, ha una parte probabilisticamente elevata nel "rischio di vivere".
Se pensassimo che la nostra comoda esistenza possa venire "turbata", ed anche estremamente, da uno di questi eventi casuali, portarci ad un regresso antropologico ad Homo Abilis, senza bisogno nemmeno di polvere da sparo, ma solo di lame (forbici e punte, nella fattispecie), i governi di destra (del nostrano psiconano, di Sarcozy..) non farebbero così tanti proseliti con leggi sulla Sicurezza, con ronde, e idiozie simili...



Inside A l'interieur - A.Bustillo & J.Maury
, Francia, 2007, con Beatrice Dalle, Alysson Paradis

Ovviamente, sarà del tutto improbabile poter vedere il film seduti in un cinema, specie in un paese governato dal cattolicesimo come il nostro, dove la rappresentazione della maternità è solo quella consona alla logorrea dell'apparato ecclesiastico.
Quindi, il downloading via peer-to-peer è obbligato. Ed ascoltarlo in originale francese (subIta, per chi non lo comprende) è "la morte" sua...Consigliatisimo.

1 comment:

giardigno65 said...

E' vero, ma è durissimo